PAEA - Progetti Alternativi per l'Energia e l'Ambiente

Un piatto pieno.. di CO2

Filiera corta, bio, alimentazione e CO2: forse il campo in cui sappiamo di meno quanto al rapporto tra produzione/consumo/gas serra, anche se l'apporto della spesa al bilancio delle emissioni non è indifferente. Anche per questo alcuni paesi - come la Svezia - si stanno muovendo in questa direzione.
L'alimentazione è comunque un capitolo complesso perchè tiene insieme il tema della nutrizione con il profilo ambientale e sociale. Ne parliamo con Chiara Quiri, responsabile della Mostra sull’Alimentazione ecologica e naturale di PAEA, che da due anni lavora su questi temi per cercare di portare un po' di chiarezza sulle piazze.. e in tavola.

La mostra sull’alimentazione naturale ed ecologica affronta la questione alimentare nel complesso. Dal punto di vista ambientale qual'è il consumo a maggiore impatto?

Da un recente studio del Worldwatch Institute risulta che le emissioni di gas di serra generate dagli allevamenti intensivi hanno superato quelle dell’industria e dei trasporti, arrivando al 51%, quindi se dobbiamo impegnarci a diminuirle, a livello personale possiamo cominciare da qui. Tra gli animali quelli che producono la maggior parte di emissioni - ma anche altri impatti sull'ambiente - sono i bovini, una volta che andiamo ad analizzare tutto il ciclo produttivo: le loro feci sono fortemente inquinanti, poi dobbiamo aggiungere i concimi e i pesticidi utilizzati per produrre la soia e i cereali necessari a nutrirli, i trattori e le macchine agricole per lavorare i campi ed il trasporto stesso degli alimenti e poi della carne, l’acqua necessaria ad alimentare piante e animali e così via... Un altro forte elemento inquinante sono i farmaci, gli ormoni, gli stimolanti, gli antibiotici che vengono somministrati agli animali per mantenerli in salute.. sono tutti fattori determinanti sia nella produzione di emissioni sia di altri inquinamenti. L'esempio più evidente è quello delle cosiddette “zone morte” che occupano larga parte delle coste in prossimità degli allevamenti più estesi.

Il discorso cambia se la carne è bio?
Una ricerca pubblicata su Scienzavegetariana.it ha messo a confronto il “peso” dei diversi stili alimentari. Al primo posto – come ci si può immaginare - c’è la dieta onnivora, seguita dal biologico, poi dal vegetariano ed infine dal vegano, che è il regime alimentare il più “leggero” dal punto di vista dell'impatto sull'ambiente. La grossa differenza tra vegetariano e vegano dipende dal formaggio, che ha un impatto elevato perché solitamente viene prodotto – almeno qui in pianura padana - a partire dal latte della mucca pezzata, che produce più latte ma beve anche molto di più (circa 150 litri d’acqua al giorno).
Il valore di CO2 dipende molto da come vengono prodotti gli alimenti: la vacca rossa allevata in modo non intensivo e con una dieta biologica per esempio, produce molta meno CO2.. Non è la mucca il discrimine, ma il modo in cui viene “gestita” la mucca..

E questo dal punto di vista ambientale. Poi c’è però anche l’aspetto nutrizionale. Quale può essere un buon compromesso?

L’alimentazione migliore sotto tutti i punti di vista è quella a base locale, sia dal punto di vista ambientale che nutrizionale. Per pochi alimenti si deve spaziare di più. Se prendiamo per esempio l'Emilia Romagna, a grandi linee potremmo procurarci quasi tutti gli alimenti importanti dal punto di vista nutrizionale su un raggio di 400/500 km, come l’olio di oliva oppure le mandorle.
In inverno bisogna poi integrare la dieta in qualche modo perché non ci sono frutti; in realtà ce ne sarebbero, ma ci siamo chiusi alcune possibilità climatiche perché in Italia ogni regione si è specializzata in un determinato prodotto per esigenze di mercato. Ripristinare in parte questa varietà sarebbe utile anche per i terreni, perchè ripristinerebbe il meccanismo della rotazione a tutto vantaggio della produttività dei terreni.

Se dovessi fare delle eccezioni alla regola generale del locale?

Farei un’eccezione sicuramente per le alghe, che contengono molti oligoelementi necessari per l’organismo, come lo jodio, il calcio il potassio e il magnesio. Un’altra eccezione è il sale, ma anche il cacao o il caffè.. Anche la quinoa è un alimento molto prezioso perché non contiene glutine, ma viene dal Sud America. La scelta è personale, l'idea generale è che in linea di massima quello che offre la stagione ha un apporto nutrizionale superiore ed un minor peso ambientale. 
La banana è un esempio abbastanza tipico perchè è il frutto più consumato al mondo. In questo caso io non farei un’eccezione, perchè qui c’è tanta altra frutta. In genere si consiglia di mangiare banane per il potassio, in particolare per combattere i crampi.. spesso però i crampi sono più legati al magnesio che al potassio e in questo caso sono preziose le mandorle.
Ci sono poi le condizioni soggettive da valutare: per esempio gli ansiosi perdono magnesio nei momenti di forte apprensione.. anche in questo caso, sarebbe meglio attingere ad un alimento naturale che agli integratori o ad un farmaco: questi di solito contengono una dose altissima della sostanza che serve, ma il corpo è comunque in grado di sintetizzarne poco. Il vantaggio degli alimenti è che sono equilibrati già al proprio interno quindi vengono assunti più facilmente dall’organismo. 

Ogni tanto si incontra anche qualche paradosso..
Il sale iodato è uno di questi per esempio. Ormai di solito il sale bianco è addizionato da iodio. In questo caso il sale viene prima raffinato e dunque privato di alcune sostanze, che poi vengono aggiunte, mentre il sale integrale ha un sacco di sostanze utili incluso lo iodio.
Tutto questo per dire che quando parliamo di alimentazione ecologica e naturale dobbiamo cercare un equilibrio tra un'infinità di variabili diverse, che dipendono dal clima, dalla posizione geografica, dai meccanismi produttivi. La cosa più importante è informarsi, chiedere e sapere, ed è questo il messaggio che vogliamo dare con la mostra: che ci sono tante alternative e soprattutto che - come per i prodotti fatti in materiale riciclato - è il consumatore che orienta il sistema, non il produttore. La consapevolezza sul cibo è il primo passo per non accontentarsi. Per l'esperimento svedese vale lo stesso principio, saranno i consumatori a scegliere se premiare gli alimenti a bassa impronta di carbonio oppure no.


PER SAPERNE DI PIU'

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Per approfondire:
Articolo sulle etichette alimentari in Svezia (CO2 prodotta) - dal New York Times
Etichette alimentari in Svezia - da Blogeko
Studio del Worldwatch Institute (novembre 2009) sulle emissioni dell'allevamento intensivo

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