PAEA - Progetti Alternativi per l'Energia e l'Ambiente

Sessanta kg di cibo nella pattumiera

A cura del servizio InformaEnergia


Si è da poco conclusa la prima edizione ufficiale della settimana Europea per la riduzione dei rifiuti 2009, per sottolineare l'importanza della prevenzione dei rifiuti e mettere in evidenza il loro impatto sull’ambiente e sui cambiamenti climatici. Produrre rifiuti significa infatti non solo sprecare risorse ma anche sprecare energia. E i dati a riguardo sono impressionanti soprattutto se si riflette su quanto siamo in grado di sprecare anche in periodi di grave crisi.

Un classico esempio di prodotto usa e getta che diventa rifiuto dopo pochi minuti di utilizzo è costituito dalle buste di plastica: in Italia, secondo Legambiente, ne vengono gettate 300mila tonnellate ogni anno, equivalenti a 430mila tonnellate di petrolio con l’emissione in atmosfera di circa 200mila tonnellate di CO2”.

Se si parla di cibo la situazione è ancora più paradossale: un cittadino medio del nord Italia produce circa 73 Kg di avanzi alimentari. Se è attento all'ambiente li raccoglie separatamente e magari ci produce compost per concimare l'orto, ma il dato allarmante è che circa l'80% di ciò che viene buttato poteva essere mangiato. Ne consegue che in media ognuno di noi butta nella spazzatura 60 Kg di cibo all'anno.
Non esiste uno studio definitivo sulle emissioni totali di gas serra dovute al consumo di cibo ma il report della commissione per i mutamenti cimatici dell'ONU calcola che l'agricoltura sia responsabile di almeno il 12% delle emissioni totali.

Anche nel resto d'Europa le cose non vanno meglio. Secondo il WRAP (Waste & Resources Action Programme) organizzazione non-profit inglese che si occupa di riduzione dei rifiuti, il cibo annualmente sprecato dalle famiglie inglesi equivarrebbe a 17 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica.

Fonte: Tristram Stuart, Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare

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