PAEA - Progetti Alternativi per l'Energia e l'Ambiente

Chiudere il cerchio

Dall'isola ecologica al mercato dei prodotti da riciclo

Nel corso della Settimana europea per la Riduzione dei Rifiuti (21/29 novembre), sono moltissime in tutta Italia le iniziative informative e di sensibilizzazione suli temi del recupero, del riciclaggio e della riduzione dei rifiuti alla fonte. Ma aldilà della raccolta differenziata che si effettua in casa, qual'è il ruolo dei centri di raccolta, e come funziona il ciclo dei materiali che possono essere recuperati prima di tornare al consumatore? Che prospettive ci sono per gli indifferenziati?

Ne parliamo con Fabrizio Piemontese, esperto rifiuti e
collaboratore della Casa EcoLogica PAEA.

1 - SEPARARE I RIFIUTI: L'ISOLA ECOLOGICA

Qual'è il ruolo dell'isola ecologica nel ciclo dei rifiuti?

Innanzitutto è bene precisare che un isola ecologica non è una discarica e non è un impianto di trattamento rifiuti. Infatti nell’immaginario collettivo, e anche nei piccoli paesi, è molto frequente l’associazione che i cittadini fanno con questo tipo di impianti, tanto che spesso capita che - quando devono liberarsi di un rifiuto particolare - affermino <<lo porto alla discarica>>. Questo è dovuto alle condizioni in cui molte volte, a causa dell’improvvisazione e della carenza di fondi tipica dei comuni italiani, vengono gestite le isole ecologiche.
L’isola ecologica va intesa come un’area presidiata in cui i cittadini del comune (e spesso anche le attività commerciali, almeno entro i limiti stabiliti dal singolo Comune) possono portare gratuitamente i rifiuti ingombranti o pericolosi nell’orario di apertura.

La normativa italiana è stata aggiornata in tal senso attraverso la pubblicazione del DM 8 aprile 2008 e sua recente modifica del 13 maggio 2009, che ha peraltro attribuito a questo tipo di strutture il nome di CENTRO DI RACCOLTA.
Tale normativa individua il tipo di attività e il tipo di rifiuti (in base ad un elenco di codici europei), le caratteristiche strutturali (es. pavimentazioni, raccolta delle acque di prima pioggia, copertura dei contenitori dei rifiuti speciali e pericolosi, ecc.) e gestionali che permettono di classificare questo tipo di strutture come delle semplici estensioni dei sistemi di raccolta.
Di conseguenza le strutture che soddisfano i requisiti stabiliti dal decreto non hanno bisogno di alcuna delle autorizzazioni tipiche degli impianti di trattamento rifiuti, ma è necessaria una approvazione di tipo urbanistico a cura del singolo Comune.
Esistono ormai moltissimi esempi di centri di raccolta di questo tipo, ottimamente funzionanti e, a volte, anche gradevoli per gli utenti.

Il centro di raccolta quindi è fondamentale per i cittadini soprattutto dove siano in funzione sistemi di raccolta differenziata spinta..

Il ruolo del centro di raccolta è di fondamentale importanza nei sistemi di raccolta basati sul ritiro domiciliare (porta a porta).
Tanto per fare un esempio, nella Provincia di Roma i finanziamenti per i Comuni che passano al "porta a porta" non vengono erogati per quei Comuni che non siano dotati di un centro di raccolta adeguato alla normativa. Infatti, laddove spariscono i cassonetti sdtradali (delle mini-discariche) viene a mancare la possibilità per l’utente di conferire (seppure impropriamente) qualsiai tipo di rifiuto a qualsiasi ora. Dunque le amministrazioni devono fornire una valida alternativa, prima di cambiare modello di raccolta.
Ma il ruolo positivo del centro di raccolta può essere svolto anche nei sistemi di raccolta di tipo stradale. Infatti, assegnando ad ogni utente una “ecocard” (la stessa identica tecnologia della tessera a punti del supermercato), l’utente viene incentivato a portare direttamente al centro di raccolta i propri rifiuti riciclabili (carta, vetro, imballaggi in plastica e metalli), invece che conferirli nei contenitori della raccolta. In questo modo il Comune risparmia sui costi di raccolta e il cittadino usufruisce di uno sconto a fine anno, tanto maggiore quanto maggiore è la quantità di materiali riciclabili portati al centro di raccolta.
Sono numerosissimi ormai gli esempi in tutta Italia, sebbene questa modalità non sia obbligatoria. Una sorta di “rivoluzione del buon senso”.
Ma i centri di raccolta possono essere utilizzati, negli orari di chiusura al pubblico, anche dall’azienda che gestisce i rifiuti. Se l’impianto di destinazione dei materiali riciclabili è molto lontano dal Comune, non conviene far viaggiare i mezzi semi-vuoti. Quindi dopo la raccolta i materiali vengono sistemati ognuno in un diverso cassone che, quando è pieno, viene trasportato a destinazione.

Cosa succede ai rifiuti che portiamo all'isola ecologica?

I materiali post-consumo portati al centro di raccolta vengono avviati al rispettivo impianto di recupero. Qualora sia necessario operare una selezione preliminare dei materiali (si pensi ad esempio alla raccolta mista vetro + metalli oppure plastica + metalli) si passa prima da un impianto di selezione per poi avviare i materiali al recupero (vetrerie, fonderie, cartiere, impianti recupero plastiche).

Chi sono i soggetti che interagiscono con le isole ecologiche e come è fatto il ciclo di riuso/riciclaggio?

Per quanto detto sopra, i soggetti che interagiscono con i centri di raccolta in ingresso sono i cittadini, le attività commerciali o le aziende di raccolta.
In uscita abbiamo le società di trasporto, che per alcuni casi possono essere le stesse aziende di raccolta (es. materiali della raccolta differenziata).
In altri casi (es. raccolta olii vegetali, olii minerali, batterie, pile, farmaci, lampade fluorescenti, RAEE, ecc.) sono i singoli consorzi di recupero (molti dei quali sono obbligatori per legge) trasportare i rifiuti negli impianti di recupero.

2) I RIFIUTI NON RICICLABILI: DISCARICA, INCENERIMENTO O...

C’è chi afferma, non senza ragione, che i rifiuti non riciclabili sono frutto di una errata progettazione industriale. Di conseguenza i Governi dovrebbero adoperarsi sempre più per spingere il sistema produttivo verso merci e beni ad elevata riparabilità, riutilizzabilità, riciclabilità, durata, ecc.
Non a caso l’ultima direttiva europea in materia - che l’Italia, almeno in teoria, dovrebbe recepire nella proria legislazione entro il 2010 - pone la prevenzione al centro del sistema di gestione dei rifiuti. Ad esempio le amministrazioni pubbliche sarebbero obbligate a sviluppare piani di riduzione e contenimento della produzione dei rifiuti.
Parlando dei rifiuti che attualmente non sono riciclabili, bisogna innanzitutto osservare che essi rappresentano una minima percentuale rispetto al totale dei rifiuti prodotti.
Se venissero dunque applicati efficaci sistemi di raccolta differenziata il “problema” sarebbe notevolmente ridotto. Tanto che è sempre più diffusa nell’opinione pubblica l’idea che gli inceneritori sarebbero inutili.

Ci sono in questo caso delle alternative agli inceneritori per chiudere il ciclo dei materiali non riciclabili?

Una valida alternativa ai sistemi di smaltimento (discariche e inceneritori) potrebbero essere i cosiddetti sistemi di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), utilizzabili allo stato attuale per la chiusura del ciclo dei rifiuti. Si tratta di impianti che utilizzano ecnologie diverse e complementari (TMB, raffinazione meccanica) che intervengono sul residuo non differenziabile per arrivare a recuperare anche le ultime frazioni utili sui quantitativi.
Nel mondo si stanno diffondendo gli impianti di TMB in alternativa all’incenerimento, descritti nella pubblicazione curata da TBU, Eunomia e Greenpeace “GESTIONE DEI RIFIUTI A FREDDO”. Il TMB è una tecnologia che, intervenendo sul residuo di una raccolta differenziata spinta, permette di ridurre ulteriormente quest’ultimo fino al 70% ed è già oggi applicata con successo in Germania, in Australia, ma anche nel Nord Italia, sebbene parzialmente (recupero biogas).
Non si tratta di una alternativa alla raccolta differenziata, ma costituisce un completamento dei sistemi di riduzione della produzione dei rifiuti all’origine e fornisce un sostegno al sistema di recupero differenziato spinto.
Per realizzare un impianto TMB (una struttura dotata di sistemi di separazione meccanica già disponibili sul mercato) sono necessari tempi e costi enormemente inferiori a quelli necessari per costruire un inceneritore.
Un impianto TMB è in grado di estrarre frazioni riciclabili di vetro, plastiche dense, alluminio, acciaio, carta, cartone e pellicole di plastica. La frazione organica viene avviata a un trattamento anaerobico-aerobico, producendo biogas che alimenta l’impianto stesso, producendo calore ed energia elettrica.
Nella peggiore delle ipotesi questo sistema ha erogazione netta di energia pari a zero. Infatti l’impianto TMB allo stato dell’arte attuale è in grado di generare tutta l’energia elettrica di cui necessita e di ridurre la massa di rifiuti che sarebbe invece destinata alla discarica, della stessa quantità di un moderno inceneritore.

Il quadro di “emissioni di CO2 evitate” non ha confronti con altre modalità di trattamento e di smaltimento. L’impianto è in grado di riutilizzare anche le acque di lavaggio dei materiali.
In tal modo il materiale conferito in discarica è meno del 30% della frazione in ingresso all’impianto, formata da inerti, pellicole di plastica (anch’esse teoricamente recuperabili), e materiali organici stabilizzati, la cui potenzialità inquinante è ridotta del 90%.
Inoltre, l'eventuale collocazione in discarica di ciò che non è recuperabile dall’impianto riguarda rifiuti con potenzialità di percolazione ed emissione di odori molesti non paragonabili a discariche per rifiuti tal quali. Infine, è impossibile paragonare la elevata pericolosità delle ceneri residue (volanti e solide), derivanti da un inceneritore e da avviare a discarica speciale, con il materiale residuo uscente da un TMB che verrebbe avviato in una discarica per rifiuti urbani.

In Italia esistono già impianti di TMB?

In Italia non esistono attualmente impianti di TMB vero e proprio, piuttosto esistono impianti per la produzione di CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti), che utilizzano macchinari dello stesso tipo ma per scopi ben diversi. La differenza principale consiste spesso nel fatto che all’ingresso di un impianto CDR i rifiuti vengono ridotti in pezzi, mentre in quelli TMB no, proprio perché i materiali devono essere ulteriormente separati e avviati a recupero.

Un esempio di come funziona un impianto TMB è offerto dal Centro Riciclo Vedelago in Veneto e dal suo per ora unico (quasi) gemello Centro Riciclo Colleferro nel Lazio, che operano una selezione in parte manuale e in parte automatica, partendo però da rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. In pratica hanno la funzione di separare meglio le frazioni riciclabili, aumentandone il valore economico prima di venire avviate negli impianti di recupero (vetrerie, fonderie, cartiere, impianti recupero plastiche).
Si potrebbe quasi dire che, poiché l’impianto di Colleferro opera anche sui materiali della raccolta differenziata di Roma (raccolta stradale multimateriale con plastica, metalli e vetro mischiati insieme), visitare quell’impianto possa in qualche modo equivalere a visitare un impianto di TMB!

3 - IL MERCATO DEI MATERIALI RICICLATI

A questo punto il cardine del sistema è chi acquista prodotti provenienti dal ciclo dei rifiuti differenziati. Come orientarsi sul mercato?

Lo sviluppo del mercato dei materiali riciclati è fondamentale per l'entrata a regime del sistema di raccolta. È possibile trovare i dati sul rapporto annuale del Ministero dell’Ambiente pubblicato ogni anno sul sito web dell’ISPRA. Anche visitando la annuale Fiera di Rimini Ecomondo, che si svolge alla fine di ottobre, è possibile rendersi conto delle dimensioni industriali del settore del riciclaggio. Il problema semmai sono le decisioni politiche, non sempre alla pari dei progressi tecnologici.

E negli acquisti quotidiani?

Se proprio vogliamo chiudere con un consiglio, possiamo raccomandare di evitare al momento dell’acquisto, beni confezionati in imballaggi in pastica. Infatti è questo il materiale che economicamente è più difficile riciclare, anche perché bisognerebbe separare completamente tutti i vari tipi di plastica (PET, PE, HDPE, PVC…) per poter ottenere materiali utilizzabili dalle aziende. Per questo, solo una piccola percentuale della plastica viene effettivamente riciclata, il resto viene avviata al cosiddetto “recupero energetico”: una forma di recupero chiamata tale solo in Italia, che forse sarebbe più opportuno chiamare SPRECO.


PER SAPERNE DI PIU'
La Settimana europea per la Riduzione dei Rifiuti:
Sito ufficiale europeo: www.ewwr.eu
Sito italiano di riferimento: www.menorifiuti.org

La pubblicazione curata da TBU, Eunomia e Greenpeace:
“GESTIONE DEI RIFIUTI A FREDDO” (PDF)

Questi temi vengono trattati nella mostra della Casa EcoLogica all'interno del percorso sui rifiuti.

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