Rischio dismissione per gli esempi virtuosi dei comuni ricicloni
Da Camigliano a Ponte delle Alpi in forse la gestione "eccellente" dei servizi di raccolta differenziata
A cura della Casa EcoLogica
Le eccellenze italiane in materia di
gestione dei servizi
di raccolta differenziata rischiano di essere
smantellate
da alcune norme attualmente in discussione.
Dopo Camigliano (CE) e il commissariamento per la gestione dei rifiuti, un altro comune virtuoso (Ponte nelle Alpi, fresco vincitore del concorso di Legambiente “Comuni Ricicloni 2010”) rischia di perdere un pezzo importante che lo ha reso negli ultimi anni l’eccellenza assoluta nel campo della raccolta differenziata e nella riduzione dei rifiuti in Italia.
Qui di seguito l'appello a "sapere" dell'Associazione Comuni Virtuosi.
Lo schema di Regolamento di attuazione dell’art. 23bis del D.L. 112/2008 e il Decreto Legge n. 78/2010 in fase di conversione prevedono con scadenze ravvicinate, 31 dicembre 2010 e 31 dicembre 2011, la progressiva dismissione degli esempi più virtuosi di gestione pubblica di servizi essenziali ai cittadini, attraverso messa in liquidazione, cessione di partecipazioni e apertura a soci privati che di fatto ne assumerebbero il controllo.
Nel tritacarne delle norme in discussione finiscono le società in house, i consorzi, le aziende pubbliche sane trattate allo stesso modo di quelle deficitarie.
L’Italia dell’efficienza, delle competenze, dei servizi di qualità, delle gestioni finanziarie oculate e trasparenti accomunata ai carrozzoni pubblici che generano disservizi, assistenzialismo, sprechi, bilanci fuori controllo.
È evidente che norme che si propongono di mettere ordine
nel settore delle partecipazioni degli enti locali non possono che basarsi su
parametri ed indicatori di qualità gestionale, nell’effettivo raggiungimento
degli obiettivi di settore previsti dalla normativa nazionale ed europea, nella
verifica puntuale di bilanci, servizi erogati e performance societarie.
Alcuni parametri attualmente previsti nei provvedimenti in
discussione: rapporto tra numero dei cittadini dei comuni e partecipazioni
societarie, svendita obbligata del 40% delle azioni, il dogma “privato =
efficienza”, la mannaia dell’Antitrust per la verifica dell’impossibilità (?!)
del ricorso al privato, appaiono in questo contesto delle semplificazioni che
rischiano di allontanare queste norme dai principi che le hanno generate con la
conseguenza di annientare quelli che dovrebbero essere gli esempi di
riferimento di gestione dei servizi pubblici efficienti capaci di sostenere
un’economia responsabile, non speculativa e in stretta relazione con il
territorio.
Vogliamo invitare tutti i responsabili di governo e
l’intero Parlamento – che in questi giorni sono chiamati a decidere sui
provvedimenti in discussione – ad abbandonare l’approccio ideologico e
precostituito e scegliere di esaminare pragmaticamente le questioni nel merito,
salvaguadando le buone amministrazioni, le gestioni efficienti ed efficaci, le
aziende che oggi sono l’orgoglio e l’esempio dell’Italia e dei nostri
territori.


