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Il sistema energetico italiano: la fotografia dell'ISTAT

A cura del servizio InformaEnergia

L’Italia pericolosamente dipendente dal petrolio. Questa la fotografia che emerge da Il sistema energetico italiano e gli obiettivi ambientali al 2020, il dossier ISTAT pubblicato il 6 luglio, che delinea il quadro delle caratteristiche energetiche del Paese in vista del raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Unine Europea per il 2020 in materia di emissioni di CO2.


L’analisi si basa su dati resi disponibili dai principali produttori di statistiche energetiche sul territorio - Ministero dello Sviluppo Economico, Enea e Terna - a cui si affiancano quelli prodotti dall’Istat stessa, necessari per mettere in evidenza le interrelazioni tra la dimensione energetica e le dimensioni economiche e ambientali del Paese.

Il riferimento ideale del report è l’obiettivo delle direttive l’UE, che impegna l’Italia a controbattere le conseguenze dell’effetto serra secondo la strategia del “20-20-20”. Con riferimento alla crescita sostenibile (se ancora si può pensare di accostare questi due termini), la strategia messa a punto dall’Unione europea fissa obiettivi vincolanti per tutti gli Stati membri ed assume il 2005 come anno base rispetto al quale parametrare gli aumenti o le riduzioni sia nelle quote di energia prodotta da fonti rinnovabili sia delle emissioni di gas serra.

Il quadro

In Italia al 2009 risulta ancora predominante la quota dei combustibili fossili, ed in particolare dei prodotti petroliferi, che incidono da soli per il 41% sul consumo interno lordo.
La disponibilità di energia da fonti rinnovabili è aumentata di 1,8 punti percentuali rispetto al 2008, mentre è diminuita di 0,9 punti la quota di gas naturale e di 1,3 punti quella da combustibili solidi. Rimane pressoché stabile la quota da petrolio.

Le energie rinnovabili crescono ma di poco: in Italia riceviamo energia verde per lo più da idroelettrico (70,4%, con scarse possibilità di espansione) biomasse e inceneritori (11,5%: i rifiuti NON sono fonti rinnovabili di energia, ma l’Istat li annovera come tali); eolico e fotovoltaico (10,1%); geotermico (5,4%).


Il trend

Tra i settori utilizzatori finali di energia, la quota più elevata nel 2009 è in capo agli usi civili, in cui vengono contabilizzati i consumi energetici del settore residenziale e dei servizi pubblici e commerciali. I consumi energetici del settore sono aumentati del 4,8% nel 2008 e di un ulteriore 3,5% nel 2009 arrivando a pesare sul consumo finale complessivo per una quota salita dal 30,8% del 2004 al 35,2% del 2009.

Si tratta del settore con la più alta incidenza a livello complessivo, seguito dai trasporti (32,2% del totale) e dall’industria (22,6%). Complessivamente gli usi finali di energia sono aumentati dell’8,7% nel periodo 2000-2005 e sono diminuiti del 9,2% tra il 2005 e il 2009.


A fronte di questo quadro, la strada maestra da percorrere pare chiara: ancora prima di pensare allo sviluppo delle rinnovabili - o peggio ad una politica di rilancio del nucleare - appare evidente che bisogna soprattutto imparare a risparmiare energia. Il che vuol dire cambiare decisamente stile di vita.


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Report ISTAT Il sistema energetico italiano e gli obiettivi ambientali al 2020 - (6 luglio 2010) - 128 KB PDF

Fonti: Ecoblog, ISTAT

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